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Cultura e media in Europa

Schermata 2015-07-16 alle 09.59.53Un bando senza scadenza della Fondazione Cariplo

Il problema
I fondi europei a gestione diretta rappresentano per il terzo Settore un’opportunità in termini di risorse, apprendimento, conoscenze, relazioni e impatti; nel campo della cultura, la progressiva e significativa riduzione dei fondi pubblici rende questa possibilità ancora più preziosa e attraente.

In un recente sondaggio promosso da Fondazione Cariplo è emerso come prioritario, anche da parte degli operatori culturali, il bisogno di un sostegno alla candidatura di progetti sui bandi eu- ropei. Alcuni fattori, più di altri, sembrano incidere negativamente sull’esito di molte proposte italiane

• la difficoltà nel reperire le quote di cofinanziamento nazionale,necessarie per candidare progetti solidi e convincenti;

• la tendenza a presentare progetti di scarso respiro europeo, senza quindi aver sviluppato effettive relazioni internazionali né attivato reali processi di cooperazione.

Obiettivi del bando
Questo nuovo strumento erogativo a carattere sperimentale, si propone di concorrere al miglioramento della qualità, della sostenibilità e, di conseguenza, delle performance dei progetti presentati sui bandi europei da parte delle organizzazioni culturali operanti nel territorio di riferimento di Fondazione Cariplo.

Linee Guida
Il bando richiede che i progetti, anche in forma non definitiva ma comunque a uno stadio avanzato di elaborazione, vengano sottoposti a Fondazione Cariplo prima della loro candidatura a europa Creativa. la Fondazione, sulla base dei criteri di ammissibilità e di merito illustrati di seguito, individuerà le proposte cui assegnare un contributo a titolo di cofinanziamento.

Soggetti ammissibili
organizzazioni culturali di natura privata nonprofit, che abbiano sede legale e operino prevalentemente nel territorio di riferimento di Fondazione Cariplo e che vantino almeno 2 anni di attività costante e dimostrabile nel settore. Continua a leggere

Coworking: brevi accenni storici

donnelavoro_01Gli spazi di coworking non sono i primi spazi flessibili che siano mai esistiti, ma il loro arrivo coincide con un cambiamento di mentalità che promette un nuovo modo di affrontare il lavoro e l’economia in generale. Il loro punto di forza è quindi quello di essersi affermati in un momento storico-economico in cui le loro caratteristiche acquistano una forte valenza. Ci sono più di mille spazi di coworking in tutta Europa, con un ritmo di crescita nel mondo superiore al 100% . 

Già nel 1977, in Francia per esempio, esattamente nelle Hautes Alpes, viene creato quello che potrebbe essere definito il primo incubatore d’impresa con il nome “Officina Buëch”. Si tratta di un’associazione i cui locali ospitato una dozzina di aziende in divenire, con i benefici della loro giovinezza. Questi spazi saranno moltiplicati in pochi anni grazie ad un supporto delle comunità locali.

Negli stessi anni la Comunità Europea muove i primi passi verso la creazione di centri d’innovazione, quelli che oggi conosciamo come incubatori. Negli anni ’80 si vede in tutta Europa lo sviluppo di centri affari nelle grandi città. I centri affari propongono dei servizi agli imprenditori che prevedono un affitto più flessibile. Si può andare e venire, ma sopratutto modulare il proprio spazio a seconda delle esigenze. Il servizio è ancora piuttosto costoso, ma la flessibilità è molto attrattiva per coloro che non desiderano impegnarsi in un affitto a lungo termine.

L’arrivo degli spazi di coworking nel 2005 ha davvero cambiato le cose. Non si tratta necessariamente di uno spazio di lavoro temporaneo, ma può diventare permanente per alcuni. Le tariffe sono spesso interessanti, in un’ottica di investimento iniziale. L’utilizzo di un ufficio privato e/o di una sala riunioni è spesso possibile anche se l’ambiente è open-space. La parola d’ordine è flessibilità, ma gli uffici in coworking come ben sappiamo forniscono altri vantaggi come la possibilità di costruire una rete di contatti.

Tuttavia, vi sono alcune lacune insite. Proprio la caratteristica di essere impostati sull’open-space può limitare l’utilizzo ad aziende che invece necessitano più di un’ora a settimana di privacy e riservatezza. Probabilmente per questo il futuro andrà verso gli spazi di “secondo livello”, ovvero luoghi di lavoro e contaminazione dove possono insidiarsi anche realtà già avviate che hanno superato la fase di early stage.

Quindi dove risiede la chiave del successo? A conclusione qualche breve considerazione sulla forza degli spazi di lavoro condivisi.
- Si lavora meglio quando si è in un contesto di lavoro piuttosto che a casa o in un bar.
- Il coworking si può applicare ad un vasto pubblico.
- Gli spazi seguono i principi dell’economia collaborativa (sostenibilità, comunità, scambio etc.).
- Imprenditori e lavoratori autonomi hanno bisogno di una rete per lavorare e trovare clienti.

Dall’auto alla casa vacanze, in Europa spopola la ‘sharing economy’

tc-sharing-economy-graphicCrowdfunding e credito peer-to-peer, car o bike sharing, open source, social eating. Che sia l’auto, la casa per le vacanze o la cena, la parola d’ordine è “condividere”. Sono i mille volti della cosiddetta ‘sharing economy’, l’economia collaborativa o di condivisione, nata come fenomeno di nicchia per svilupparsi rapidamente e diffondersi un po’ ovunque e in tutti i settori, complici la crisi economica e una crescente sensibilità nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità. Secondo i dati dell’Observatoire de la Confiance, l’83% dei francesi preferisce avere accesso a un bene piuttosto che possederlo, il 23% pratica il baratto e il 50% aderisce a qualche forma di consumo collaborativo. Continua a leggere

Milano – gara europea per gli arredi del Museo delle culture

cultuPrende il via la fase due per allestire il Museo delle Culture che sarà inaugurato entro l’autunno nell’area ex Ansaldo di via Tortona. Dopo la progettazione degli arredi e degli allestimenti degli spazi, “firmata” dall’architetto David Chipperfield per assicurarne la piena coerenza con la struttura dell’edificio, il Comune apre una gara per la loro realizzazione.

Lo ha deciso la Giunta di Palazzo Marino, approvando le linee di indirizzo per la realizzazione, la fornitura e la posa in opera degli arredi e degli allestimenti secondo il progetto esecutivo presentato da Chipperfield il 5 febbraio scorso.

Tutti gli arredi e gli allestimenti sono stati progettati ad hoc e su misura, con caratteristiche tecniche peculiari: non sono quindi acquistabili attraverso il tradizionale sistema MePa/Consip, il mercato digitale della Pubblica Amministrazione per la ricerca e l’acquisizione di beni e servizi standard. Continua a leggere

Imprenditori, startupper e rete in rivolta contro la Web-Tax

Bocciata-la-Web-Tax-la-tassa-sui-redditi-di-internet-contestata-dalla-rete-e-presentata-da-Francesco-Boccia-del-PD-680x365Il mondo del web e tutti coloro i quali credono profondamente nel rilancio del nostro Paese – imprenditori, investitori, industriali, startupper, enti e aziende – è in rivolta dopo l’approvazione della cosiddetta web-tax, avvenuta qualche giorno fa in commissione di bilancio. 

Un provvedimento per alcuni illegale, per altri un danno non solo per produttori e consumatori, ma anche per l’immagine del nostro paese. Molti i commenti amari e rabbiosi per la disposizione che obbliga, di fatto, le multinazionali che operano sul campo della pubblicità online a dotarsi di partita Iva italiana. Un modo per tassarli in Italia. L’idea di muoversi come Paese singolo di fronte alle decisioni europee appare chiaramente per tutti una retrocessione. Un provvedimento che penalizza tutti, perché riduce di fatto la possibilità di investimenti internazionali.

Inoltre la Web tax ci pone in una posizione delicata nei confronti dell’Unione europea. Il rischio concreto è quello di subire una procedura di infrazione, e multa, per infrazione dell’attuale regolamentazione comunitaria. Obbligare i colossi multinazionali o un singolo libero professionista ad aprire sede e partita Iva in Italia per vendere pubblicità o servizi legati all’e-commerce, vuol dire guardare apertamente in un’altra direzione.

Le critiche arrivano da tutti i fronti e Riccardo Donadon, presidente di Italia Startup commenta così: “Rischia di essere un clamoroso autogol per il nostro Paese. Come associazione che rappresenta l’ecosistema delle piccole e giovani imprese innovative, non possiamo che osteggiare una manovra che di fatto rischia di tagliare fuori l’Italia dal resto del mondo digitale. Sul delicato tema della tassazione relativa ai soggetti che operano su internet è infatti attivo da tempo un tavolo europeo chiamato a esprimere un provvedimento armonico e valido per tutti i paesi membri”. Continua a leggere

Innovazione, Italia in ritardo nella commercializzazione delle idee

idea_bulb-300x225Svezia, Germania, Irlanda e Lussemburgo sono le nazioni europee che sfruttano al meglio – anche e soprattutto in chiave commerciale – idee e innovazioni, avviandole al mercato e creando occasioni (e posti) di lavoro per i propri cittadini. Questo è quanto emerge da un nuovo indicatore creato dalla Commissione europea, che boccia ancora una volta l’Italia; in base alla classifica il BelPaese si piazza infatti al 15° posto (su 28 in totale), con poco più di 90 punti (a dispetto di una media in Europa di 100) e ben lontano dai Paesi che occupano le prime posizioni in classifica.

Il nuovo indicatore formulato dagli esperti di Bruxelles misura quante sono le idee provenienti da settori innovativi, che riescono poi a raggiungere il mercato e innalzare il livello occupazionale e di competitività. E gli squilibri fra i vari Stati sono macroscopici, tanto che il commissario Ue per la Ricerca, l’innovazione e la scienza rimarca subito la necessità di “limitare lo scarto” intervenendo nelle aree di criticità.   Continua a leggere

Ue alla ricerca della prima iCapital per “ecosistema innovativo”

atomium-bruxellesBerlino, Londra, Parigi, Amsterdam, Milano… si parla spesso di città all’avanguardia e di quale sia il luogo ideale per coltivare le idee e i progetti di stuartupper e innovatori. Ora un’iniziativa lanciata dalla Commissione europea potrebbe risolvere l’annosa querelle, grazie a un concorso che punta a individuare la prima iCapital Ue. La vincente della sfida a colpi di innovazione potrà aggiudicarsi un finanziamento del valore di 500mila euro, per continuare il percorso di crescita e sviluppo.

Il progetto premia la città che adotta il miglior “ecosistema innovativo” nel collegare cittadini, pubblica amministrazione, università e imprese. Un fattore decisivo, visto che quasi due terzi della popolazione europea vive in contesti urbani, e che sono proprio queste le aree che contribuiscono sempre più a rendere l’Europa innovativa. Continua a leggere

Mobilità Sostenibile 2013: abbattere il traffico e l’inquinamento

“Clean air! It’s your move”: è questo lo slogan scelto per l’edizione 2013 della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, in programma dal 16 al 22 settembre.

L’appuntamento, che intende incoraggiare i cittadini all’uso di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata, rappresenta un’occasione per enti locali e associazioni di tutta Europa. L’obiettivo è promuovere traguardi importanti in tema di eco-sostenibilità, che aiutino a migliorare la qualità della vita e favorire la conoscenza dei cittadini su tematiche ambientali collegate alla mobilità.

piste_ciclabiliDa tempo ricerche e analisti statistiche hanno dimostrato il legame tra mobilità urbana, inquinamento atmosferico e salute dei cittadini. Ecco perché gli spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici, rappresentano una modalità di trasporto sostenibile che, oltre garantire benefici all’ambiente, giocano un ruolo importante per il benessere fisico e mentale. Continua a leggere