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Gli errori più comuni dei coworking manager

28229b66f2a538bc0a5908ce3cf05eeeSi parla molto delle aperture dei coworking, ma molto meno degli spazi che chiudono durante i primi anni. Per questo motivo è davvero importante conoscere quelli che sono gli errori comuni in cui si imbattono i coworking manager.

Abbiamo voluto riassumere per punti i più importanti commessi dai gestori, che abbiamo raccolto in questi mesi dalla loro viva voce:

1) Credere che la gente smetterà di lavorare da casa solo perché il prezzo della scrivania è basso. Il valore che si vende consiste nell’opportunità e nelle competenze.

2) Essere convinti che il concetto di coworking è già bene piantato nella società. Questo cambia di molto la strategia di comunicazione da adottare.

3) Pensare che in futuro il coworking sarà pieno e che sarà possibile vivere di questo. È necessario lavorare molto per farsi conoscere e fatturare.

4) Non creare una comunità prima di aprire. Uno spazio vuoto non attrae nessuno.

5) Confondere il coworking con l’ufficio condiviso, avviarlo e pensare che funzionerà da solo.

La maggior parte di questi errori potrebbero essere evitati elaborando una strategia adeguata, che permetta di decidere il corso del progetto e ottimizzare il suo rendimento.

Cinque idee sbagliate ricorrenti sul coworking

30228d0dc78c11089cfe29a72e8fde771 Il coworking è solo per liberi professionisti e startup.
In realtà il numero di grandi organizzazioni che adottano pratiche di lavoro alternative è in crescita; il coworking sta attirando l’attenzione delle grandi aziende, che lo scelgono per uffici locali o sedi distaccate.

2 Tutti i coworking sono uguali.
Basta vederne due o tre per smentire l’affermazione. Alcuni spazi sono prevalentemente suite per uffici privati, altri offrono solo postazioni aperte in scrivanie condivise, altri ancora sono un mix di entrambi. Se state pensando al coworking per un lungo o un breve periodo è importante che stabiliate a priori le vostre esigenze, perché solo in questo modo troverete la formula adatta a voi.

3 Sarete confinati in un piccolo spazio.
Non si può definire coworking uno spazio che si limita a 40 cm di scrivania. Chi guarda in prospettiva infatti sta investendo nell’ampliare le aree di lavoro; alcuni hanno deciso di costruire uffici più grandi per le aziende in crescita, caratterizzate da un design aperto, creativo con sale conferenze private.

4 Perderete la vostra cultura aziendale o identità.
Una paura molto diffusa ma poco fondata. Aderire ad una comunità con una forte identità aumenta il valore della propria. Gli eventi, la formazione e anche le ore di svago in compagnia degli altri coworkers danno valore alla vostra attività.

5 I coworking sono in concorrenza con i proprietari immobiliari.
Non esiste questo tipo di conflitto, è un luogo comune che emerge dalla scarsa conoscenza dei coworking. Come per ogni rapporto professionale, quando si decide di sottoscriverlo, si stabiliscono accordi auspicabilmente vantaggiosi per entrambi.

Coworking? come scelgo?

Advent Coworking (3)Gli spazi in coworking sono in piena espansione, le città in particolare ospitano un’ampia gamma di offerte: spazi progettati con prezzi accessibili, ambienti condivisi, adatti a start-up e imprenditori.Per chi sta cercando una scrivania o un ufficio in uno di questi luoghi, ecco cosa tenere in considerazione:

1. Scegliete la vostra atmosfera
Gli spazi sono stati progettati non solo per fornire un luogo di lavoro, ma anche un senso di appartenenza. Per questo motivo è importante valutare con attenzione l’open space, le aree relax, spesso fornite di divani – sono un buon punto per entrare in contatto con i coworkers. Al contempo, l’ambiente deve garantire la possibilità di lavorare, un luogo dove sbloccare la propria creatività e dove è possibile crescere.

2. Non aspettatevi tradizione
L’idea è quella di sentirsi come a casa propria, con il vantaggio di avere a disposizione un ambiente flessibile che diventa formale e informale a seconda delle necessità. Tutto ciò giustifica degli arredi discutibili per un ambiente di lavoro; alcuni spazi infatti offrono letti, cuscini e coperte da utilizzare a proprio piacimento. Perché quest’ultima affermazione non ci conduca ad argomenti off topic, facciamo un esempio concreto. Un ambiente di questo tipo è ideale per ospitare laboratori per bambini.

3. Considerate i vantaggi
L’offerta dei servizi è uno degli aspetti principali su cui fanno leva i coworking. Uno dei punti comuni è il wifi e l’accesso libero alla cucina, mentre la sala riunioni è un ambiente che ogni spazio gestisce a proprio modo: chi include l’utilizzo illimitato nella tariffa mensile e chi progetta un utilizzo pagamento. Alcuni luoghi offrono caffè e spuntini inclusi nella tariffa, chi addirittura il parcheggio.

4. Ricordate le buone maniere
I coworking manager devono ricordare le regole e i coworkers devono contribuire non solo a rispettarle ma a farle rispettare. Chi utilizza la cucina, per esempio, deve mettere i piatti nel lavandino e pulire le briciole dal tavolo, anche se, come nella maggior parte dei casi, lo spazio ha un servizio di pulizie. La gestione del rumore è un altro punto cardine delle buone maniere, un’idea davvero divertente che abbiamo trovato in uno spazio newyorkese è quella di mettere a disposizione un cestino pieno di paperelle gialle, come quelle utilizzate per il bagnetto dei bimbi. Se il coworker ne ha una sulla scrivania significa che la ciarla al momento è off, è come un cartello con scritto non disturbare.

 

Esempi di coworking e recupero urbano

404050_4833684402978_63848367_nMaglia Mercato: è questo il nome con il quale la giunta comunale di Molfetta ha approvato un progetto preliminare di riqualificazione di un’area pubblica, precisamente quella dell’ex mercato ortofrutticolo all’ingrosso, attualmente in disuso e caratterizzata da uno stato di abbandono. 

L’idea progettuale si basa sulla riqualificazione dell’area esterna e la ristrutturazione degli immobili esistenti da destinare ad attività mercatali, socio/educative e culturali tese a ridurre i fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale.

Il progetto – spiega il sindaco Paola Natalicchio – si ispira al nuovo modello dei mercati delle grandi città europee, come i mercati verdi di Barcellona, o le buone pratiche del nostro paese come il mercato Logge del Grano di Arezzo. […] un’area di carattere socio-ricreativa e lavorativa dedicata al rilancio socio-culturale del quartiere, istituendo i primi spazi di coworking cittadino family friendly, servizi per start up, una ludoteca, un centro diurno, un centro di orientamento e formazione, un’area dedicata alla banca del tempo. Per far vivere questo spazio durante tutto l’arco della giornata ed essere al servizio della città e del quartiere.

Si tratta di un piano originale, capace di combinare creatività e funzionalità e di rispondere al doppio obiettivo: riqualificare la parte mercato e al contempo creare spazi socio-ricreativi. Nel quale non poteva mancare la parte dedicata al coworking; sul piano simbolico, lo spazio di lavoro condiviso funge da ponte tra l’area di lavoro, dove si produce e si genera profitto, e l’hub culturale, dove si genera un altro tipo di valore, quello sociale.

La rigenerazione urbana, la riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, il rilancio economico, nonché il miglioramento della qualità urbana e ambientale sono finalità ambiziose ma di grande valore.  In questo senso attivare servizi e interventi di ristrutturazione edilizia senza ulteriore consumo di suolo è un plus ulteriore.

Fonte

 

 

Il valore sociale del posto di lavoro

d4c2f646dd8d0b58a87e6e5470f8be46L’obiettivo di promuovere una forza lavoro sana e felice passa inevitabilmente attraverso la qualità dell’ambiente in cui si opera. Il luogo può determinare le prestazioni fisiologiche e psicologiche delle persone, per cui è necessario progettare in modo adeguato i coworking e gli ambienti condivisi per incoraggiare l’interazione sociale e la collaborazione, fornire servizi di qualità, fare eventi; ma, anche e soprattutto, gestire il binomio casa lavoro migliorando così la qualità della vita.

Queste sono caratteristiche molto diverse dai parametri convenzionali utilizzati per misurare la qualità lavorativa. Pongono l’attenzione sulle persone, sulla comprensione della natura sociale e dinamica del lavoro e non solo; puntano i riflettori sull’ambiente che li ospita e sul valore di quest’ultimo non solo in termini economici.

Per ottenere il giusto equilibrio e fornire valore all’interno di un coworking, abbiamo bisogno di guardare i luoghi già esistenti, dove le persone scelgono di andare a lavorare e socializzare, per imparare come si può cambiare il posto di lavoro.

Partiamo dall’inizio. Caffè e lavoro sono sempre andati d’accordo, erano gli spazi di coworking originali. Agli inizi del XVIII secolo i caffè erano i luoghi di nascita di imprese come le assicurazioni Lloyds a Londra. Dopotutto il valore sociale del caffè non è mai stato messo in discussione, è il modo migliore per entrare in contatto. Oggi, a distanza di quattro secoli, i confini tra il luogo dove le persone si godono il loro cappuccino mattutino e il lavoro stanno svanendo velocemente e ridefinendo sia gli uffici, che la nostra esperienza di vita/lavoro.

I coworking di successo curano esperienze autentiche; onnipresente wi-fi, immancabile caffè, cibo e servizi utili, insieme a eventi di networking. Nel 2011 vi erano solo 1.000 spazi di coworking in tutto il mondo, con una presenza dominante in Europa e negli Stati Uniti. Quattro anni dopo, nel 2015, ci sono quasi 7.800 spazi di coworking. Le previsioni indicano che la crescita è inarrestabile: entro il 2018 ci saranno 37.000 spazi di coworking sparsi in tutti i continenti e ci saranno oltre 2,5 milioni di professionisti che decideranno di appartenere ad uno spazio di coworking.

Sono finiti i giorni in cui coworking era un concetto sconosciuto, ora stiamo sentendo il termine più comunemente usato nel linguaggio di tutti i giorni. L’espansione delle reti come Talent Garden, ha fatto i titoli dei giornali per il loro valore di mercato ed ha messo il termine coworking sotto i riflettori dei media. Continua a leggere

Il profilo dell’utente in cerca di un coworking è cambiato, e di molto

8c70ffad8e1e23a889ab35b8dcc70e7cChi pensa che un coworking si rivolge solo a freelance che lavorano da soli è totalmente in errore. Alcuni spazi sono costretti a chiudere proprio perché sono convinti che il loro potenziale ed unico utente sarà il freelance che lavora in autonomia, ma nulla è più lontano dalla realtà.
Ecco a voi le tre categorie dei coworker:

AUTONOMI:
Questo è il profilo che tutti i gestori hanno ben chiaro, il primo che ha cominciato a chiedere il servizio. Si tratta di professionisti che lavorano da soli, principalmente da casa, o in caso di riunioni, in caffè che dispongono di wifi.
Vantaggi principali:
In uno spazio di coworking evitano l’isolamento ed entrano in contatto con il mercato del lavoro, consentendo loro di essere riciclati in vari modi e soprattutto di generare contatti.
Quali servizi richiedono:
Affitto del desktop principalmente a tempo pieno.

PMI:
Hanno fatto capolino nel mondo del coworking da molto meno tempo rispetto ai liberi professionisti, le PMI stanno cominciando a comprendere i benefici del coworking. Si tratta di gruppi di 2-5 persone ed in alcuni spazi godono di una riduzione del canone.
Vantaggi principali:
OpenMind: vedere la realtà di altre aziende permette loro di adattare la propria e identificare deviazioni o miglioramenti che non sono stati pianificati.
Partners a pochi metri di distanza: l’arduo compito di trovare partner è ridotto a iniziare una conversazione con i propri vicini di scrivania.
Quali servizi richiedono:
Uffici chiusi o aree più isolate per evitare di disturbare gli altri colleghi e avere un po’ di privacy.

MULTINAZIONALE
Le multinazionali sono state le ultime ad aderire al movimento e per motivi diversi dai due gruppi precedenti. La loro necessità non è quella di avere uno spazio proprio, perché contano generalmente di grandi edifici, ma vedono nel coworking un’ecosistema perfetto per aumentare la creatività e motivare i dipendenti ad unirsi ad un percorso creativo.
Vantaggi principali:
Distinguersi ed ottenere nuovi risultati.
Quali servizi richiedono:
Sale riunioni o aule. Spesso hanno bisogno di essere personalizzati con l’immagine aziendale sulla vetrata del box (nel caso in cui gli uffici siano dotati di pareti o porte in vetro), o con materiale decorativo aziendale all’interno della stanza. (Rulli, manifesti, mobili nel caso di una presentazione del prodotto ect).

Se avete uno spazio di coworking o state pensando di aprirlo tenete ben presente questi tre gruppi ed in particolare le loro esigenze, in questo modo sarà più semplice pensare a quali servizi proporre per animare il vostro spazio.

Espresso, la conferenza italiana dedicata al coworking

aee1a51d79bf89ee1c149368056395a7Per i  coworking manager, per chi lavora in ambito sharing economy, semplicemente per gli abitanti dei coworking. Espresso Coworking è l’appuntamento annuale più importante per confrontarsi sulla pratica di lavoro collaborativa che sta cambiando il modo di lavorare.

La conferenza nazionale italiana sul coworking, Espresso Coworking 2015 si svolgerà il 13 e 14 novembre a Milano – Spazio Ex Ansaldo – in concomitanza con la sesta edizione della Coworking Europe Conference.

Questa straordinaria occasione consentirà al pubblico di Espresso Coworking (#EC15) di partecipare al Tour dei coworking milanesi insieme al pubblico della Coworking Europe Conference (#CoworkingEU).

L’obiettivo di Espresso Coworking si riconferma: rendere protagonisti il maggior numero di progetti, community, manager e coworker nelle discussioni e nei confronti sui temi e sui valori del coworking.

Per acquistare il biglietto http://2015.espressocoworking.it/biglietti

Il coworking compie 10 anni

6f5e02f68365fc5c1421222497234821Era il 2005: a San Francisco nasceva il primo spazio di coworking. In principio: un luogo, alcune scrivanie, sedie e un po’ di lavoratori. L’idea era quella di trascorrere alcune ore o giorni della settimana in un ambiente condiviso. In dieci anni l’iniziativa è cresciuta e si è evoluta in tutto il mondo, passando ovviamente dall’Europa.

Uno strumento alla portata di tutti, che ci ha permesso di vedere la trasformazione dei locali o il riuso di ambienti inabitati. In primis è il luogo dove non manca la connessione veloce, dove si lavora senza pagare un canone fisso, dove ci si riunisce per parlare dei propri progetti e trovare collaboratori o addirittura finanziatori. Un luogo talmente liquido che conosce anche una vita notturna, grazie all’idea che l’aperitivo unisce e fa socializzare.

Si mischiano così caffè e spazi coworking, dando vita ad ambienti ibridi, molto popolari anche tra gli studenti. Atmosfera amichevole, Wi-Fi e caffè illimitato. Le nuove biblioteche dove però non si incontrano solo universitari, ma anche professionisti di tutte le età. Un luogo che garantisce un rumore di fondo contenuto e al contempo dà la possibilità di intrattenersi con persone che diventano  compagne di avventura.

Diciamolo: il coworking è figlio di internet e delle nuove pratiche che sono emerse con il boom tecnologico, il quale ha creato una flessibilità lavorativa impensabile anche solo negli anni 90. I liberi professionisti, le pmi, hanno la possibilità di lavorare in qualsiasi luogo, da casa, in albergo. Molti scelgono il coworking, un investimento che porta con sé il vantaggio di una maggiore autonomia e di una migliore qualità della vita.

Pernottamento e coworking: la nuova tendenza per gli hotel è l’area lavoro

image3Diciamoci la verità, il settore alberghiero non sta passando un momento entusiasmante. Le vecchie strutture e l’eccedenza di offerta si stanno rivelando fatali per molte realtà. Varie sono le tecniche usate per “rimanere sul mercato”. Tra le quali il design, una buona colazione e prezzi contenuti. Ma anche queste strategie stanno diventando scontate per i viaggiatori. Qual è dunque un modo per evolvere in forma più sostanziale e segnare una svolta nella programmazione delle catene alberghiere della prossima generazione?

Una tendenza che si sta facendo strada già in alcune capitali del nord Europa comprende lo spazio di coworking, generalmente ubicato nella hall e affittabile sia per gli ospiti che per la gente del posto. Un luogo per privati, professionisti, meeting on-demand e spazi per eventi. Si tratta di una formula che richiede poco investimento nella ristrutturazione alberghiera, spesso infatti gli hotel (soprattutto quelli di vecchia concezione) hanno spazio da vendere. Mentre richiede molta strategia in termini di comunicazione, diffusione e creazione di una community, un po’ diversa da quella del classico (se di classico si può parlare) coworking dove si affittano le scrivanie mensilmente.

Il fatto che lo spazio di coworking sia destinato ai locali e agli ospiti dell’hotel lo pone come interfaccia per la collaborazione locale e globale, quindi facilita la creazione di reti su scala internazionale offrendo regolarmente eventi per la costruzione della comunità. Una via da seguire per gli hotel, per differenziare la loro proposta, è un luogo di incontro per aiutare gli ospiti a relazionarsi con gli altri ospiti che lavorano nello stesso settore o con i quali possono scambiare informazioni interessanti in linea con le tendenza al di fuori del nostro Paese. Continua a leggere

Le startup in coworking cercano la propria identità culturale

9c97d5d65e49ea40b4734b1a666cf884La cultura aziendale è molto di più di un caffè in compagnia e un tavolo da ping pong, ma quanto di più? Per le start-up che crescono all’interno degli spazi di coworking, può essere difficile affermare un’identità unica senza far riferimento ai simboli del coworking di appartenenza. Questo avviene in primo luogo perché non c’è spazio, né fisicamente né simbolicamente, per avere qualcosa al di là di necessità primarie come una scrivania e delle sedie. 

Molte start up hanno creato un brand all’interno dell’ufficio condiviso, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un’immagine che non riflette pienamente la propria identità. La crescita aziendale è infatti aiutata dal coworking, ma allo stesso tempo limitata; questo è il motivo che spinge poi molte start up nella fase di second stage a cercare un altro luogo di lavoro o a passare da una scrivania condivisa ad un ufficio all’interno di uno spazio di coworking. Un passaggio obbligato e auspicato oseremmo dire, ha poco senso infatti investire capitale in uno spazio che non ospiterà a lungo termine l’azienda.

Non dimentichiamo però che il coworking “è facile” dal punto di vista gestionale e offre al team l’opportunità di rete e di appartenenza ad una comunità, che funge da surrogato della propria finché non si è in grado di crearne una ben definita. Tre sono i valori culturali nella fase iniziale: autenticità, apertura e pragmatismo. In questa fase la cultura aziendale è rivolta alle persone che gravitano intorno alla società e ai valori che vincolano grazie alla loro partecipazione, sia essa anche solo in termini di supporto.

Lo spazio è importante, ma non è certamente tra i primi 10 punti necessari per costruire una grande cultura aziendale. La  tipologia di persone con le quali si sta lavorando aiuta a spingere verso l’altro la propria identità. In questo il coworking fa da maestro, collegando le start up con tipologie di professionisti in grado di alzare il propio livello culturale.