Archivio mensile:febbraio 2016

Giovedì 18 febbraio Milano promuove il Lavoro Agile

testata_lavoro_agile_paginaWCM_570px.jpgGiovedì18 febbraio 2016 il Comune di Milano promuove la 3° Giornata del Lavoro Agile.

Il Lavoro Agile, detto anche smart coworking, è una modalità lavorativa che aiuta a conciliare i tempi di vita privata con quella professionale permettendo a chi aderisce di svolgere le proprie mansioni ovunque: da casa, in un bar o in un coworking.

Un grande passo in ambito welfare che è arrivato all’approvazione di un disegno di legge, collegato alla legge di Stabilità, con 21 articoli che lo compongono. Il disegno di legge mira ad incentivare e rafforzare la diffusione del Lavoro Agile, che si applicherà anche al lavoro pubblico.

Le edizioni 2014 e 2015 hanno dimostrato che i dipendenti delle aziende aderenti hanno risparmiato 2 ore in un giorno, che, sottratte agli spostamenti, sono state utilizzate per sé, per la propria famiglia e per il tempo libero. Inoltre, sono stati evitati spostamenti in macchina per circa 150mila km nel 2014 e 170mila km nel 2015. Dunque, non solo un miglioramento della propria qualità di vita, ma anche un toccasana per l’ambiente e la città.

La Giornata del Lavoro Agile è promossa dal Comune di Milano insieme con ABI, AIDP, Anci Lombardia, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, CGIL Milano, CISL Milano Metropoli, UIL Milano e Lombardia, SDA Bocconi School of Management, Unione Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, Valore D.

Milano offre molti luoghi di lavoro, cercate quello più vicino e verificate che aderisca alla Giornata del Lavoro Agile. Buon smart working.

 

Perché (non) abbiamo fiducia

8-passi-per-avere-maggiore-fiduciaLa fiducia è la nuova moneta di scambio del XXI secolo. L’aumento del consumo collaborativo ha rimesso la diffidenza al centro delle preoccupazioni. La fiducia è infatti il pilastro sul quale si basa l’economia collaborativa. Condividere con gli altri beni o servizi significa avere una certa fede nel prossimo. Attenzione perché ci troviamo di fronte ad aspetto molto importante e delicato. La vendita non dipende solo dal prodotto ma dal rapporto umano che si crea tra le parti.

Le piattaforme collaborative hanno certamente il compito di facilitare questa relazione mettendo gli utenti nelle condizioni migliori per potersi fidare dell’offerente e/o del richiedente. Si tratta di un lavoro molto importante quello di creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di un rapporto di fiducia. Ciò implica anche di rinunciare a ipotetici offerenti; scegliere per esempio di non pubblicare annunci che soddisfino i requisiti di qualità e fiducia significa offrire ai propri utenti un servizio di qualità.

Tuttavia  ciò che facilità maggiormente lo scambio di fiducia non è solo un servizio professionale mediato da una piattaforma collaborativa, ciò che vale più di tutto è la conoscenza. Per conoscenza intendiamo la consapevolezza del fenomeno di cui facciamo parte e abbiamo scelto di utilizzare. Molto spesso l’inutilizzo, il risparmio economico, l’idea della novità ci portano ad sfruttare o a provare dei servizi collaborativi senza conoscerli. In questi casi i risultati sono spesso deludenti.

Guardiamo per esempio al lavoratore al quale avanza spazio nel proprio ufficio e decide di affittare la scrivania. Il problema essenziale di questa offerta, non è tanto l’improvvisazione di aprire il proprio luogo di lavoro ad altre collaborazioni. Quanto la scarsa conoscenza del fenomeno coworking da parte dell’offerente, che proprio perché privo di informazioni non sarà in grado di gestire il rapporto di fiducia con il futuro coworker che questa tipologia di lavoro richiede. Non si tratta della grandezza dello spazio, o dell’allestimento dedicato, poco importa se l’Host offre una o 100 postazioni, quello che conta è la gestione che a sua volta implica imprescindibilmente un rapporto umano, ma se non se ne è consapevoli è impossibile poterlo gestire adeguatamente.  Naturalmente ciò vale anche per i coworker, chi affitta una scrivania, senza valutare le potenzialità che risiedono nel rapporto di fiducia con gli altri e senza conoscere lo strumento coworking avrà sicuramente un senso di disagio e sarà poco propenso a portare avanti questo servizio.