Archivio mensile:ottobre 2015

Il profilo dell’utente in cerca di un coworking è cambiato, e di molto

8c70ffad8e1e23a889ab35b8dcc70e7cChi pensa che un coworking si rivolge solo a freelance che lavorano da soli è totalmente in errore. Alcuni spazi sono costretti a chiudere proprio perché sono convinti che il loro potenziale ed unico utente sarà il freelance che lavora in autonomia, ma nulla è più lontano dalla realtà.
Ecco a voi le tre categorie dei coworker:

AUTONOMI:
Questo è il profilo che tutti i gestori hanno ben chiaro, il primo che ha cominciato a chiedere il servizio. Si tratta di professionisti che lavorano da soli, principalmente da casa, o in caso di riunioni, in caffè che dispongono di wifi.
Vantaggi principali:
In uno spazio di coworking evitano l’isolamento ed entrano in contatto con il mercato del lavoro, consentendo loro di essere riciclati in vari modi e soprattutto di generare contatti.
Quali servizi richiedono:
Affitto del desktop principalmente a tempo pieno.

PMI:
Hanno fatto capolino nel mondo del coworking da molto meno tempo rispetto ai liberi professionisti, le PMI stanno cominciando a comprendere i benefici del coworking. Si tratta di gruppi di 2-5 persone ed in alcuni spazi godono di una riduzione del canone.
Vantaggi principali:
OpenMind: vedere la realtà di altre aziende permette loro di adattare la propria e identificare deviazioni o miglioramenti che non sono stati pianificati.
Partners a pochi metri di distanza: l’arduo compito di trovare partner è ridotto a iniziare una conversazione con i propri vicini di scrivania.
Quali servizi richiedono:
Uffici chiusi o aree più isolate per evitare di disturbare gli altri colleghi e avere un po’ di privacy.

MULTINAZIONALE
Le multinazionali sono state le ultime ad aderire al movimento e per motivi diversi dai due gruppi precedenti. La loro necessità non è quella di avere uno spazio proprio, perché contano generalmente di grandi edifici, ma vedono nel coworking un’ecosistema perfetto per aumentare la creatività e motivare i dipendenti ad unirsi ad un percorso creativo.
Vantaggi principali:
Distinguersi ed ottenere nuovi risultati.
Quali servizi richiedono:
Sale riunioni o aule. Spesso hanno bisogno di essere personalizzati con l’immagine aziendale sulla vetrata del box (nel caso in cui gli uffici siano dotati di pareti o porte in vetro), o con materiale decorativo aziendale all’interno della stanza. (Rulli, manifesti, mobili nel caso di una presentazione del prodotto ect).

Se avete uno spazio di coworking o state pensando di aprirlo tenete ben presente questi tre gruppi ed in particolare le loro esigenze, in questo modo sarà più semplice pensare a quali servizi proporre per animare il vostro spazio.

Espresso, la conferenza italiana dedicata al coworking

aee1a51d79bf89ee1c149368056395a7Per i  coworking manager, per chi lavora in ambito sharing economy, semplicemente per gli abitanti dei coworking. Espresso Coworking è l’appuntamento annuale più importante per confrontarsi sulla pratica di lavoro collaborativa che sta cambiando il modo di lavorare.

La conferenza nazionale italiana sul coworking, Espresso Coworking 2015 si svolgerà il 13 e 14 novembre a Milano – Spazio Ex Ansaldo – in concomitanza con la sesta edizione della Coworking Europe Conference.

Questa straordinaria occasione consentirà al pubblico di Espresso Coworking (#EC15) di partecipare al Tour dei coworking milanesi insieme al pubblico della Coworking Europe Conference (#CoworkingEU).

L’obiettivo di Espresso Coworking si riconferma: rendere protagonisti il maggior numero di progetti, community, manager e coworker nelle discussioni e nei confronti sui temi e sui valori del coworking.

Per acquistare il biglietto http://2015.espressocoworking.it/biglietti

Il coworking compie 10 anni

6f5e02f68365fc5c1421222497234821Era il 2005: a San Francisco nasceva il primo spazio di coworking. In principio: un luogo, alcune scrivanie, sedie e un po’ di lavoratori. L’idea era quella di trascorrere alcune ore o giorni della settimana in un ambiente condiviso. In dieci anni l’iniziativa è cresciuta e si è evoluta in tutto il mondo, passando ovviamente dall’Europa.

Uno strumento alla portata di tutti, che ci ha permesso di vedere la trasformazione dei locali o il riuso di ambienti inabitati. In primis è il luogo dove non manca la connessione veloce, dove si lavora senza pagare un canone fisso, dove ci si riunisce per parlare dei propri progetti e trovare collaboratori o addirittura finanziatori. Un luogo talmente liquido che conosce anche una vita notturna, grazie all’idea che l’aperitivo unisce e fa socializzare.

Si mischiano così caffè e spazi coworking, dando vita ad ambienti ibridi, molto popolari anche tra gli studenti. Atmosfera amichevole, Wi-Fi e caffè illimitato. Le nuove biblioteche dove però non si incontrano solo universitari, ma anche professionisti di tutte le età. Un luogo che garantisce un rumore di fondo contenuto e al contempo dà la possibilità di intrattenersi con persone che diventano  compagne di avventura.

Diciamolo: il coworking è figlio di internet e delle nuove pratiche che sono emerse con il boom tecnologico, il quale ha creato una flessibilità lavorativa impensabile anche solo negli anni 90. I liberi professionisti, le pmi, hanno la possibilità di lavorare in qualsiasi luogo, da casa, in albergo. Molti scelgono il coworking, un investimento che porta con sé il vantaggio di una maggiore autonomia e di una migliore qualità della vita.

Sharitaly, la rivoluzione dell’economia collaborativa

sharitalyGiunto alla sua terza edizione Sharitaly è oggi l’evento nazionale più rilevante sull’economia collaborativa. Organizzato da Collaboriamo.org – piattaforma di informazione e consulenza sulla sharing economy – e da Trailab – laboratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-, si terrà a Milano, nello spazio Ex Ansaldo di via Tortona 54, il 9 e il 10 novembre prossimi

“Non solo App. L’economia collaborativa in azienda, nelle amministrazioni e nel terzo settore”, è il titolo scelto quest’anno, per parlare di come i processi collaborativi possono aiutare aziende, amministrazioni e terzo settore a rispondere a nuovi bisogni.

Un’iniziativa che nasce soltanto due anni fa, grazie al lavoro congiunto di Collaboriamo e Università Cattolica  del Sacro Cuore di Milano che nel 2013, insieme anche a Fondazione Eni Enrico Mattei, decidono di creare uno spazio di confronto sull’economia collaborativa e anche un momento di conoscenza reciproca per tutti gli attori che, a vario titolo, si occupavano già da allora di sharing economy.  Continua a leggere

Pernottamento e coworking: la nuova tendenza per gli hotel è l’area lavoro

image3Diciamoci la verità, il settore alberghiero non sta passando un momento entusiasmante. Le vecchie strutture e l’eccedenza di offerta si stanno rivelando fatali per molte realtà. Varie sono le tecniche usate per “rimanere sul mercato”. Tra le quali il design, una buona colazione e prezzi contenuti. Ma anche queste strategie stanno diventando scontate per i viaggiatori. Qual è dunque un modo per evolvere in forma più sostanziale e segnare una svolta nella programmazione delle catene alberghiere della prossima generazione?

Una tendenza che si sta facendo strada già in alcune capitali del nord Europa comprende lo spazio di coworking, generalmente ubicato nella hall e affittabile sia per gli ospiti che per la gente del posto. Un luogo per privati, professionisti, meeting on-demand e spazi per eventi. Si tratta di una formula che richiede poco investimento nella ristrutturazione alberghiera, spesso infatti gli hotel (soprattutto quelli di vecchia concezione) hanno spazio da vendere. Mentre richiede molta strategia in termini di comunicazione, diffusione e creazione di una community, un po’ diversa da quella del classico (se di classico si può parlare) coworking dove si affittano le scrivanie mensilmente.

Il fatto che lo spazio di coworking sia destinato ai locali e agli ospiti dell’hotel lo pone come interfaccia per la collaborazione locale e globale, quindi facilita la creazione di reti su scala internazionale offrendo regolarmente eventi per la costruzione della comunità. Una via da seguire per gli hotel, per differenziare la loro proposta, è un luogo di incontro per aiutare gli ospiti a relazionarsi con gli altri ospiti che lavorano nello stesso settore o con i quali possono scambiare informazioni interessanti in linea con le tendenza al di fuori del nostro Paese. Continua a leggere

Mantova, contro la crisi “Fatti di cultura”

Fatti-di-culturaFatti di cultura è un meeting giunto alla seconda edizione, rappresenta un laboratorio di idee ed esperienze in sintonia con il mondo che cambia. Pantacon, organizzatore dell’evento che si svolgerà a Mantova dall’8 al 10 ottobre, punta sulla cultura come via di uscita dalla lunga crisi economica che ci attanaglia.

Per il secondo anno consecutivo protagonisti delle giornate saranno i fatti di cultura che raccontano la nostra società e immaginano il domani tramite forme di innovazione utili e necessarie. Pratiche, incontri ed esperienze in questa edizione ci parleranno di sharing economy, accesso alla cultura, coinvolgimento del pubblico, giornalismo 2.0, recupero e valorizzazione del patrimonio culturale. E molto altro, coinvolgendo cittadini, istituzioni e operatori culturali.

Mattia Palazzi, sindaco di Mantova, spiega così la manifestazione: “La cultura è un fattore di crescita e di sviluppo, soprattutto in una città come Mantova ricca di testimonianze storiche, artistiche, naturalistiche ed enogastronomiche. Il nostro patrimonio è un bene comune da tutelare e da valorizzare in un’ottica innovativa. Ben vengano, dunque, queste tre giornate per discutere, ascoltare, conoscere, mettere a confronto i protagonisti delle migliori esperienze in campo, definire nuovi percorsi creativi in un contesto di contaminazione reciproca.

Noi pensiamo – aggiunge Matteo Rebecchi,  Presidente di Pantacon – che la cultura sia una necessità primaria. E pensiamo che in questo momento difficile, di crisi generalizzata, crisi economica, crisi di identità e di comprensione del senso del nostro tempo, la cultura possa essere un elemento su cui costruire una possibile via di uscita. Senza cultura è difficile immaginare uno sviluppo e per questo occorre investire nella cultura, e ancora prima nella cultura delle persone.

 

Le startup in coworking cercano la propria identità culturale

9c97d5d65e49ea40b4734b1a666cf884La cultura aziendale è molto di più di un caffè in compagnia e un tavolo da ping pong, ma quanto di più? Per le start-up che crescono all’interno degli spazi di coworking, può essere difficile affermare un’identità unica senza far riferimento ai simboli del coworking di appartenenza. Questo avviene in primo luogo perché non c’è spazio, né fisicamente né simbolicamente, per avere qualcosa al di là di necessità primarie come una scrivania e delle sedie. 

Molte start up hanno creato un brand all’interno dell’ufficio condiviso, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un’immagine che non riflette pienamente la propria identità. La crescita aziendale è infatti aiutata dal coworking, ma allo stesso tempo limitata; questo è il motivo che spinge poi molte start up nella fase di second stage a cercare un altro luogo di lavoro o a passare da una scrivania condivisa ad un ufficio all’interno di uno spazio di coworking. Un passaggio obbligato e auspicato oseremmo dire, ha poco senso infatti investire capitale in uno spazio che non ospiterà a lungo termine l’azienda.

Non dimentichiamo però che il coworking “è facile” dal punto di vista gestionale e offre al team l’opportunità di rete e di appartenenza ad una comunità, che funge da surrogato della propria finché non si è in grado di crearne una ben definita. Tre sono i valori culturali nella fase iniziale: autenticità, apertura e pragmatismo. In questa fase la cultura aziendale è rivolta alle persone che gravitano intorno alla società e ai valori che vincolano grazie alla loro partecipazione, sia essa anche solo in termini di supporto.

Lo spazio è importante, ma non è certamente tra i primi 10 punti necessari per costruire una grande cultura aziendale. La  tipologia di persone con le quali si sta lavorando aiuta a spingere verso l’altro la propria identità. In questo il coworking fa da maestro, collegando le start up con tipologie di professionisti in grado di alzare il propio livello culturale.